Piemme
Neutralità disarmata in tutte le guerre che scoppiavano intorno a lui, dalle contese, allora frequentissime, tra il clero e le podestà laiche, tra il militare e il civile, tra nobili e nobili, fino alle questioni tra due contadini, nate da una parola, e decise coi pugni, o con le coltellate.
Se si trovava assolutamente costretto a prender parte tra due contendenti, stava col più forte, sempre però alla retroguardia, e procurando di far vedere all’altro ch’egli non gli era volontariamente nemico: pareva che gli dicesse: ma perché non avete saputo esser voi il più forte? ch’io mi sarei messo dalla vostra parte.
Le leggi anzi diluviavano; i delitti erano enumerati, e particolareggiati, con minuta prolissità; le pene, pazzamente esorbitanti e, se non basta, aumentabili, quasi per ogni caso, ad arbitrio del legislatore stesso e di cento esecutori; le procedure, studiate soltanto a liberare il giudice da ogni cosa che potesse essergli d’impedimento a proferire una condanna […]. […] a cagion di ciò, quelle leggi, ripubblicate e rinforzate di governo in governo, non servivano ad altro che ad attestare ampollosamente l’impotenza de’ loro autori; o, se producevan qualche effetto immediato, era principalmente d’aggiunger molte vessazioni a quelle che i pacifici e i deboli già soffrivano da’ perturbatori, e d’accrescer le violenze e l’astuzia di questi. L’impunità era organizzata, e aveva radici che le leggi non toccavano, o non potevano smovere. […] era, in que’ tempi, portata al massimo punto la tendenza degl’individui a tenersi collegati in classi, a formarne delle nuove, e a procurare ognuno la maggior potenza di quella a cui apparteneva. Il clero vegliava a sostenere e ad estendere le sue immunità, la nobiltà i suoi privilegi, il militare le sue esenzioni. I mercanti, gli artigiani erano arrolati in maestranze e in confraternite, i giurisperiti formavano una lega, i medici stessi una corporazione. Ognuna di queste piccole oligarchie aveva una sua forza speciale e propria; in ognuna l’individuo trovava il vantaggio d’impiegar per sé, a proporzione della sua autorità e della sua destrezza, le forze riunite di molti. I più onesti si valevan di questo vantaggio a difesa soltanto; gli astuti e i facinorosi ne approfittavano, per condurre a termine ribalderie, alle quali i loro mezzi personali non sarebber bastati, e per assicurarsene l’impunità.
Un uomo sta avvicinando la mano alla fiamma di una candela. Vedendo la scena, possiamo dire che se va avanti così si scotterà. Giusto. Oppure possiamo dire che se va avanti così morirà arso vivo. Sbagliato. Eppure, in effetti, se continuasse ad avanzare con il braccio, la fiamma incendierebbe la manica della camicia, poi la giacca, poi tutti i vestiti, fino a trasformarlo in una torcia umana. Ma noi sappiamo che gli eventi naturali non funzionano così: c’è la retroazione, o feedback, o “cazzo che male mi sono scottato, levo il dito e lo scuoto bestemmiando”. Quindi quando si dice che di questo passo bla bla, si finge che sia solo il passo che conta, quando c’è sempre molto di più. Ricorderete gli articoli sull’esplosione demografica, quelli per cui nel duemila saremmo diventati dieci miliardi. Siamo dieci miliardi? No. L’ecologia è tutto un allarmismo idiota? No. I problemi del mondo si risolvono da soli? No. E allora come si fa? Si fa con la scienza.
Il problema è che non ci sono giornalisti scientifici nel nostro paese; non ci sono divulgatori scientifici della carta stampata; non ci sono redattori dentro ai giornali che sappiano di cosa stanno parlando quando dicono ambiente, pesci, cacca, tutto quello che non è politica, cronaca, cultura di scrittori morti.
Matteo Bordone